Il futuro di tutti noi

Articolo di Stefano Paradiso, 16 anni, della provincia di Sondrio

partecipante al Concorso Letterario Europeo di Speakando II Edizione 2015

 

 

Negli ultimi anni è ormai all’ordine del giorno venire a conoscenza, tramite i mass-media, di episodi alquanto vergognosi e che spesso comportano il danneggiamento di importanti opere del nostro patrimonio culturale: le popolazioni di tutta l’Europa hanno spesso dentro di sé ferite profonde causate dalla maleducazione e dall’inciviltà che purtroppo ancora oggi sono una piaga della società.

 

Ivrea - foto di Silvia Cicciomessere

 

Credo che il significato della parola Europa e quindi tutto ciò che racchiude, dalla storia dei suoi uomini che hanno combattuto per ottenere quello che possediamo sino alle persone che tutt’ora cercano di rendere il mondo un posto migliore, siano concetti troppo trascurati e bisognerebbe ribadirli alle nuove generazioni che non hanno idea del lungo e sofferto cammino che c’è alle loro spalle. Grazie a queste parole ho introdotto l’argomento portante del mio testo e il motivo per cui ho deciso di sedermi davanti al computer ad esprimere la mia opinione e i miei pensieri riguardo le tristi novità della mia epoca. I cittadini europei dispongono nelle loro città di innumerevoli beni socio-culturali quali strutture riservate allo sport, una grande varietà di scelta di svaghi e distrazioni, innumerevoli opere d’arte, edifici religioni, costruzioni risalenti a epoche antiche e molti altri ancora. In poche parole siamo circondati da meraviglie che tutto il mondo ci invidia e per cui ogni anno milioni di persone affluiscono nei nostri Paesi per vederle e per ammirarle ma noi, che nella vita comune siamo abituati a conviverci, non ci rendiamo neanche conto quando ce le troviamo davanti. Purtroppo la cultura non è l’unico ambito in cui i soprusi dell’uomo sono riusciti a rovinare la bellezza e la semplicità che una volta vigevano, difatti anche nella politica, ma soprattutto nello sport, sono mutate molteplici cose.

 

A mio parere il mondo dello sport al suo esordio era la miglior fonte di intrattenimento e di divertimento dell’epoca poiché intere città, se non intere nazioni, si radunavano in stadi che non sono paragonabili alla tecnologia e ai confort che oggi possediamo ma, senza ombra di dubbio, in quei luoghi il rispetto degli avversari e il significato di competizione sportiva erano più rispettati e presenti. Questo è solo un esempio più recente dei tanti che potrei fare per dimostrare che i comportamenti e le tensioni sono andati peggiorando nell’ultimo periodo e che rispetto a duemila anni fa, quando le guerre venivano interrotte per permettere lo svolgimento delle Olimpiadi o di altre competizioni di livello, le circostanze sono molto differenti e, nonostante non ci siano più rivalità così evidenti e non scorra più cattivo sangue tra le popolazioni che abitano il nostro continente, lo sport ha preso una pessima direzione che di scandalo in scandalo diventa sempre peggiore. Non reputo opportuno citare le persone o le società sportive che hanno fatto discutere poiché voglio evitare di rimembrare e di irritare involontariamente chiunque, per questa ragione mi limito a scrivere i maggiori scandali e altre notizie di questo genere: i casi che i giornali riportano con più costanza riguardano le tifoserie delle squadre di calcio che sono sicuramente quelle più accanite e che portano per ovvie ragioni più rancore. Mi sento in grado di paragonare i gruppi di sostenitori di due squadre in netta competizione per il campionato come l’antica divisione tra Guelfi e Ghibellini, dove dietro a uno schieramento politico si celavano inimicizie e odi tra famiglie. Le oscenità sono quindi troppe per essere riportate perché comprendono casi di corruzione, di doping, di feriti gravi, talvolta anche di morti e del danneggiamento delle città e della storia di intere popolazioni. In particolare quest’ultimo caso mi sta molto a cuore poiché poco tempo fa sono stati danneggianti in modo irreparabile dei monumenti a Roma, più indietro nel tempo ci fu nel 1989 la strage di Hillsborough e infine lo scandalo di “Calciopoli” che nel 2006 ha provocato un’infinita vergogna all’Italia, tutto ciò sta a dimostrare che le persone che io considero ospiti quando arrivano nel nostro Paese, ma che in realtà sono nostri concittadini all’interno dell’Europa, si comportano in modo differente a come si comporterebbero a casa loro e una tal cosa lascia molto perplessi poiché oltre a essere una mancanza di rispetto, è anche una grande offesa. Ovviamente io parlo da giovane tifoso che vede il mio sport preferito, il calcio, come un divertimento più che una sfida ma, ahimè, è noto che a livello agonistico gli interessi economici prendono il sopravvento e la natura della competizione perde il suo valore.

 

Ora non sto assolutamente dicendo che per questi motivi non bisognerebbe più avere interessi di questo genere ma, al contrario, penso che bisognerebbe stimolare le persone a essere più unite, a non stare stupidamente avverse tra di loro, a imparare gli uni dagli altri: in questo modo lo sport acquisirebbe il suo vero nome. In Europa ci sono tra i più disparati usi e costumi, per non parlare delle forme d’arte e delle religioni che grazie al fenomeno della globalizzazione sono giunte sino a noi e che dovrebbero essere ammirate e non lasciate in qualche libro di storia abbandonato. L’arte è uno degli aspetti della cultura che più mi interessa perché, come le persone, ha passato ogni periodo della loro vita e ha avuto un’influenza abbastanza marcata e ciò sta a significare che niente avviene per caso e che ogni cosa che ci circonda ha una storia e un motivo di esistere. I mezzi di comunicazione sono molto utili per cercare informazioni ma credo che il miglior modo per apprezzare qualcosa sia apprenderlo direttamente da chi ne è coinvolto o da chi è esperto in un certo campo, in tal modo anche le diversità che ci sono tra di noi sarebbero messe a confronto e sarebbe conosciute da tutti. L’Europa è un continente che ha visto soffrire la sua gente nelle due Guerre Mondiali e che ha passato grandi periodi di crisi e di povertà e secondo me queste calamità sono servite soprattutto per creare e perciò rafforzare l’anima di ogni popolo.

 

Infine vorrei ribadire che le popolazioni che abbiamo intorno posseggono anch’esse una cultura e delle peculiarità che a noi sono sconosciute e viceversa, pertanto per una volta dovremmo lasciarci alle spalle il passato e convertire l’Europa nella nostra casa, accogliente e gioiosa, perché per vivere uniti non si pensa al futuro di un singolo individuo, bensì al futuro di tutti noi.